Verso il Novecento

Alla fine dell’Ottocento, Sarezzo, collocato al centro del triangolo industriale costituito da Gardone, Villa e Lumezzane, rimane un paese essenzialmente agricolo.

Nell’arco di un secolo il numero degli abitanti è più che raddoppiato passando dai 1.300 del 1801 ai 2.918 del 1901. Ma nel frattempo i centri abitati sono rimasti pressoché immutati.

Solo l’un per cento del territorio pianeggiante è urbanizzato, occupato cioè da abitazioni, edifici pubblici, fucine, strade e piazze. Tutto il resto è campagna intensamente coltivata. Per qualche decennio ancora la fisionomia di Sarezzo, Zanano e Noboli rimane quella dei secoli precedenti: tre distinti nuclei suddivisi in minuscole contrade dove la vita quotidiana conserva il ritmo antico tra la casa, la stalla, il campo ed il bosco.

Il punto di svolta venne segnato dal primo conflitto mondiale che chiuse in modo definitivo il secolo XIX.

Quello che nasce e si sviluppa nei successivi anni del Novecento è un mondo completamente nuovo. I radicali mutamenti sopravvenuti, soprattutto nella seconda metà del secolo, sono tali da sconvolgere ogni aspetto dei paesi della valle, così da renderli irriconoscibili, soprattutto quelli a lunga tradizione rurale come Sarezzo.

Gli isolati centri abitati non sono più tali, le contrade ed il verde della campagna cedono progressivamente il posto ad un ininterrotto agglomerato urbano costituito da grandi complessi abitativi, industrie, uffici e centri commerciali.

Sarezzo, favorito dalla sua posizione geografica, sembra precorrere i tempi: il suo processo di industrializzazione vede sorgere moderne aziende di piccole o medie dimensioni, fornite di attrezzature tecnologiche dell’ultima generazione.

Ma quello che maggiormente distingue Sarezzo dagli altri paesi è lo sviluppo delle attività tipicamente commerciali e di servizio nelle quali è occupata la maggioranza degli abitanti.
Mentre i rapidi e spesso caotici cambiamenti sembrano travolgere anche i valori ed i costumi tradizionali, ecco riemergere in modo evidente l’antico, almeno nella sua parte migliore. Nella storia dei paesi, come in quella di ogni uomo, ci sono aspetti profondi che non si cancellano mai del tutto.

Le impronte delle passate generazioni riemergono oltre ogni cambiamento perché appartengono alla nostra storia e sono sostanza della nostra vita.

Pensiamo al sentimento comunitario che unisce gli abitanti di Sarezzo, la loro fedeltà ai fondamentali valori etici, alla passione per il progettare ed il fare. L’augurio è che il futuro prosegua tenendo lo sguardo fisso a questi valori ineliminabili. R. Simoni, Per le contrade di Sarezzo