“Quando le acque della Mella si levarono”

È certo che fin dai tempi più remoti frequenti alluvioni hanno colpito la nostra valle causando morte e distruzione. Ma solo a partire dal secolo XV se ne ha qualche documento scritto.
1527. Il fiume Mella travolge in diverse località numerosi forni di ferro.

1567. Dopo tre giorni di pioggia incessante “andarono distrutti forni fusori, fusine de ogni sorte, rovinade, […] et travade, et seriole et canali, molini, rasseghe, folli”.

1636, 30 maggio. “Segui un’inondazione cosi strabocchevole che recò un danno più di scudi centocinquantamila alla Valtrompia, Savallo, Odolo, Pertica di Valsabbia e Lumezzane”.
1667.11 Consiglio Comunale di Sarezzo si riunisce nella casa comunale per esaminare l’istanza degli abitanti ai quali il fiume Mella ha danneggiato “circa piò trentacinque de’ terreni de’ quali non si potrà haver benficio alcuno a causa gravissimo danno”.

Il 1738, 18 ottobre. Dopo giorni e giorni di piogge, “il Mella ruppe gli argini, in Valle distrusse quattro fucine, furono demoliti numerosi ponti per un danno complessivo di 1.093 scudi. Nel territorio di Sarezzo subì danni gravissimi la fucina nuova Franzini (a Ponte Zanano) e fu distrutto l’alveo della seriola sopra Zanano che portava l’acqua al mulino comunale e ad alcune fucine”. Alla fine venne distrutta anche la strada ed il ponte di Noboli. Il Consiglio comunale di Sarezzo ne decise la ricostruzione, ma fu costretto a sospendere i lavori appena iniziati per mancanza di denaro. Si rivolse al Sindaco di Valle affinché intervenisse “a titolo di grazia questa volta”. Il 20 gennaio 1743 fra il Consiglio di Valle ed il comune di Sarezzo fu raggiunto un accordo sulla ripartizione delle spese: Sarezzo avrebbe procurato le pietre, la calce, la sabbia, il legname e le tre chiavi di ferro, mentre tutto il resto sarebbe rimasto a carico della comunità di Valle. La ricostruzione del ponte “nuovo” fu ultimata nel 1743 per un costo complessivo di 2.818 lire.
[1757, 31 agosto].

Venne si grande il fiume Mella che rovinò tutti il edifizi. In tutta la Valtrompia si rovinarono 19 fucine, pure distrusse tutti i ponti e strade e fondi.

La Signoria di Venezia condonò alla valle per 5 anni le pubbliche gravezze.

Sull’ alba di questo infausto giorno tutti i piccoli rivi fattisi grossi torrenti schiantarono ” dalle radici quantità quasi incredibile d’arbori, i quali tutti andandosi a ridurre nel Mella a forza di cozzare contro gli ponti, e travate gl’uni e gl’altre demolirono non lasciandovi al disopra d’Inzino quasi alcun ponte esente dall’impetuoso conquasso.

Si videro confusi andare gli alberi annosi, le macchine co’mobili delle case saccheggiate o atterrate, e tutti questi cozzando con quanto si apparava loro avanti demolire ponti, travate, case, fucine, molini, intercettare le strade e devastare terreni.

Le fucine disfatte si contaron diciannove, le travate ed altro in quantità .
A Zanano, nei pressi della fucina Paroli, venne distrutto “l’alveo della seriola che serviva per condur l’acqua all’uso et esercizio tanto importante del molino della comunità di Sarezzo esistente nella terra di Zanano”.

Solo dopo sei anni i Reggenti del comune, ritenendo impossibile ricostruire il muro della seriola che “giaceva rovinata da più anni con grave danno della comunità”, acquistarono tre piccoli orti appartenenti ai fratelli Paroli per ricostruire la seriola passando dietro la fucina. L’atto di acquisto venne firmato dai reggenti comunali Bartolomeo Ferrandi, Pietro Giacomo e Salvino Salvinelli.

Settembre-ottobre 1772. Furono due mesi di continue piogge che provocarono danni gravissimi in tutta la valle. Gli inviati per un sopralluogo scrissero al Podestà di Brescia Francesco Vendramin:
Dal Distretto di Gardone passando alla terra inferiore detta di Sarezzo hanno rilevato guasto il corso della strada Valleriana, guasti e ingerati due longhissimi acquedotti, o sian seriole, che somministrano l’esercizio d’un molino, e di tre grossi edifici da ferro esistenti in detto Comune di Sarezzo nel cui Distretto, cioè sui labri della terra medesima, rotte le sponde del letto del Torrente suddetto ed ingrossate le acque d’altro rapido Torrente, hanno rilevato li asporti ed alluvioni di settantacinque campi del più fertile terreno con l’ingeramento di tutte le strade dell’intera comunicazione della terra medesima, atterramento di due grossi corpi di case e danno notabile delle muraglie al fianco destro della Chiesa Parrocchiale di essa Terra, l’importo dei quali danni lo giudicano ascendente alla somma di Scudi novemila. R. Simoni, Per le contrade di Sarezzo