La chiesa di San Martino a Zanano

Zanano era il centro amministrativo di una vasta corte, denominata Grignano, appartenente al monastero di S. Giulia?
Se questa ipotesi trovasse conferma, potremmo stabilire quando e perché al centro della contrada sorsero tre importanti costruzioni: un molino, un palazzo e una cappella dedicata a S. Martino, il santo più popolare del medioevo.

Un primo sicuro riferimento alla chiesa di S. Martino lo abbiamo alla fine del 400 quando Zanano, da circa due secoli, era feudo degli Avogadro.
Il 31 luglio 1496 i cittadini e i vicini abitanti a Zanano si radunano sulla piazza per stabilire di ricostruire la chiesa di San Martino. Sono presenti come testimoni Francesco Perotti, figlio di Marco Perotti di Sarezzo, e Guadagno, figlio di Bono Bartolomeo Berte di Gandellino abitante a Noboli. I presenti si impegnano a pagare o a lavorare, ognuno per la propria parte, e ad attenersi ad ogni decisione che i deputati alla fabbrica dovevano prendere.

Più ampie notizie le ricaviamo dalle relazioni delle visite pastorali che si susseguono in questo periodo.
Ordinariamente il vescovo che giungeva a Sarezzo, dopo avere visitato la parrocchiale dei SS. Faustino e Giovita si recava anche nelle altre chiese del territorio parrocchiale che, nel Cinquecento, erano la Madonna della Formica, il Santuario di S. Emiliano, la chiesa di S. Martino a Zanano, la chiesa di S. Bernardino a Noboli.

Così il 30 agosto 1567 il vescovo Bollani, dopo aver visitato la parrocchiale di Sarezzo, si reca a Zanano per visitate la chiesa di S. Martino. La trova disadorna e sprovveduta delle necessarie suppellettili. Richiede numerosi ed urgenti interventi:
– rimuovere le tombe all’interno della chiesa;
– dorare il calice e la patena;
– procurare 12 nuovi purificatoi;
– utilizzare per la S. messa vino bianco;
– rimuovere gli altari vicino alla porta maggiore;
– fare una campana, procurare le serrature alle porte della chiesa che di notte deve restare chiusa;
– ridurre la chiesa in forma decente.

Il 1° settembre 1573 Mons. Cristoforo Pilati visita la chiesa di Zanano su incarico del vescovo Domenico Bollani. Egli annota che “la chiesa di S. Martino è consacrata con l’altare maggiore pure esso consacrato; vi celebravano i sacerdoti di Sarezzo due volte la settimana”.
I capifamiglia pagavano un frate che veniva a celebrare la messa ogni giorno festivo.
Il visitatore diede ordine di non costruire più nessun altare al di fuori della chiesa, le celebrazioni dovevano essere tenute all’interno. Era poi necessario distruggere i sepolcri. Si doveva bruciare la croce vecchia collocata a destra dell’altare e distruggere gli altari adiacenti a quello maggiore.

A Zanano il sig. Vincenzo Avogadro e Mastro Vincenzo Avogadro attestano che alcune persone avevano fatto dei livelli per distribuire del sale tra gli abitanti del paese. La distribuzione era effettuata da alcuni cittadini di Zanano che percepivano i livelli medesimi, ma si ignorava con quale diritto erano stati alienati. Fu imposto di ripristinare il tutto, sotto pena di cessazione delle cerimonie religiose nella chiesa di Zanano.

Nel 1580 è la volta di Mons. Vincenzo Antonini inviato dal Cardinale Carlo Borromeo. Dopo aver visitato la chiesa di Sarezzo il visitatore nello stesso giorno (30 marzo) visitò la chiesa consacrata di S. Martino, dipendente dalla chiesa parrocchiale di Sarezzo, costruita anticamente, senza soffitto, nella quale ci sono tre altari, non secondo la forma prescritta, senza legati e dote, ma alcune persone dicono che il Rettore della parrocchia dei SS. Faustino e Giovita è tenuto a celebrare nella predetta chiesa due volte alla settimana per l’accordo fatto tra la chiesa di S. Martino e la chiesa di Sarezzo in vista dei suoi beni. Il Rettore celebra in questa chiesa una volta alla settimana per comodità dei fedeli, ma non per qualche legato certo. C’è una piccola sacrestia senza il necessario, con alcuni paramenti. Il campanile ha una campana. Nella chiesa c’è un monumento funerario, fuori dal pavimento, nel quale ci sono dei morti. Il piccolo cimitero è davanti alla chiesa, convenientemente chiuso, nel quale si trova un altare addossato alla parete della chiesa.

Il visitatore apostolico emana le seguenti disposizioni da attuare per la chiesa di S. Martino: l’altare maggiore sia secondo la forma prescritta e provvisto di pietra sacra entro un mese e lo si richiuda con una cancellata. Si restauri la cappella e sia decentemente decorata con pitture. Gli altri altari siano rimossi entro tre giorni. Il calice non idoneo sia messo a posto.
Il sepolcreto dei Signori Avogadro che c’è nella chiesa sia eliminato a cura degli Avogadri stessi entro dieci giorni pena la scomunica.

Il Rettore di Sarezzo celebrava nella chiesa di Zanano “una volta alla settimana per comodità dei fedeli”. I capifamiglia pagavano un frate del convento di Gardone che veniva a celebrare la messa ogni giorno festivo. Ma questo non bastava agli abitanti di Zanano che volevano avere un sacerdote stabile nella frazione.
Nel 1590 il nobile Fioravante Avogadro ed i capifamiglia inviarono al parroco di Sarezzo ed al vescovo di Brescia una richiesta per ottenere un cappellano che celebrasse la messa ogni giorno “come era avvenuto talora in passato”.

 

Per ottenere questo, la Curia chiedeva che il mantenimento del sacerdote fosse garantito “da una rendita certa di beni o di legati”. Il 25 gennaio 1615 i capifamiglia di Zanano “si riunirono nella caminata terranea del sig. Giò Maria Nogadro, presenti come testimoni Giò Batta Lorandi di Gardone, Giò Rodengo Bernardino q. Giacomo de Moris di Lumezzane abitante a Zanano. Volendo li vicini et habitanti della Terra di Zenano trovar modo abile et conveniente per vere un sacerdote stabile”, il conte Scipione Avogadro assegnò alla chiesa “tre ezze di terra” con il patto che a lui ed ai suoi eredi fosse riservato il diritto di “giuspatronato”, cioè la possibilità di approvare o non approvare la nomina del cappellano richiesta e Zanano ebbe il sacerdote con l’obbligo di celebrare la messa quotidiana, di amministrare i Sacramenti della Penitenza e della Eucarestia e di tenere la Dottrina cristiana. Nel frattempo cittadini e capifamiglia riuscirono a risolvere un altro problema: quello dell’ampliamento della chiesa. A questo proposito manca una precisa documentazione, ma pare che il prolungamento della navata verso nord sia avvenuto nei primi anni del ‘600. Lo proverebbero innanzitutto la data ed una scritta scolpita sull’architrave dell’ingresso laterale:
1604 – DIVO MARTINO DlCATUM
(1604 – Dedicata a S. Martino).
ed infine l’andamento non rettilineo ma “rientrante” della navata, segno questo di un intervento posteriore che ha prolungato la chiesa fino al vecchio ingresso del palazzo Avogadro.

Nel 1580 la chiesa era ancora “senza soffitto”, la copertura a capanna era costituita soltanto da travi, assi e tegole. È forse nel corso di questi restauri e ampliamenti che viene creato l’attuale soffitto a volta.
Dai documenti d’archivio risulta poi che numerosi abitanti di Zanano, nella prima metà del ‘600, disposero donazioni e lasciti testamentari per dotare la loro chiesa e per avere stabilmente un cappellano.
– 17 agosto 1627. Il Signor Mattia Redolfi nomina erede universale di tutti i suoi beni la “Carità di Brescia” alla quale ingiunge “l’obbligo di mantenere perpetuamente nella chiesa di S. Martino un sacerdote per officiarla”.

Dopo la terribile pestilenza del 1630 le donazioni aumentano ancora.
– Anno 1638. La Signora Domenica Odolini nomina la chiesa di S. Martino di Zanano erede universale di tutti i suoi beni, con obbligo di mantenere un sacerdote per celebrare in essa la messa e i divini uffici in perpetuo.
– 30 giugno 1640. La stessa cosa dispone con suo testamento la signora Cattarina Rodenghi.
– Anno 1648. “Il nobile Signor conte Scipione Avogadro di Brescia che nel tener (territorio) di Zanano ha buona parte della sua entrata” dona alla chiesa di S. Martino “una pezza di terra allora affittata per annue lire 112”. A sua imitazione “un gruppo di Cittadini ivi abitanti assume l’obbligo di una tassa volontaria annua suddivisa fra molti contribuenti, così che viene assicurato un ricavato di lire 162 che in tutto facevano lire 274 all’anno che, unite all’offerta della popolazione, ponevano la chiesa in grado di avere un curato per la celebrazione quotidiana della S. Messa e di permettere le spese del Sacro Altare”.
– Altri legati, “comprovati dai testamenti che ci sono nella filza presentata dal Signor Redolfi”, dotano la chiesa di beni mobili e stabili che poteva contare anche su “un capitale di 220 scudi, denaro proveniente da altri piccoli legati”.

La chiesa venne completamente rinnovata tra il 1852 e il 1860 per iniziativa del curato don Luigi Torri, un uomo dinamico che, spesso e volentieri, dismessa la tonaca di prete, assumeva la veste di muratore-impresario (a lui si deve la ricostruzione della strada da Ponte Zanano a Gombio dopo l’alluvione del 1850). Ristrutturò le pareti e le cappelle laterali, rifece l’intera copertura e innalzò il minuscolo campanile sul quale, nel 1854, fu collocato un nuovo concerto di cinque campane fuse dalla ditta Innocenzo Maggi di Brescia.
Una scritta alla base della volta (a sinistra, sopra il cornicione) ricorda che il soffitto fu dipinto da “Lorandi Aloisio nel 1855, l’anno in cui imperversava il colera”. Un’altra scritta (a sinistra) ed una lapide posta sopra l’ingresso laterale dicono che la chiesa venne ricostruita “mercè l’instancabile e indefesso zelo del curato don Luigi Torri” e che gli zananesi la resero magnifica con il duro lavoro ed a loro spese. R. Simoni, Per le contrade di Sarezzo