I Luterani a Sarezzo

Il 12 settembre 1557 don Ludovico Dolzi, parroco di Sarezzo, scrive a don Vincenzo Covi (che era stato rettore a Sarezzo ed era forse divenuto arciprete del Duomo) una lunga lettera che ci rivela quale era il clima sociale e religioso di quegli anni successivi al Concilio di Trento.

Il parroco scrive di “avvisare il Rev.mo nostro Vicario qualmente spesse volte il viene a predichare sopra di la piazza et per tutta questa Vallata certi remiti chi con l’abito biancho chi negro, i quali non sono né chierizi né sacerdoti et questi tali deletano (sono graditi) a queste bestie de luterani et vano seminando delle eresie et zizanie, di sorte (di modo) che noi altri duramo faticha a stirparla come ne è adesso pien tutto il mondo”.

Racconta che poco tempo addietro era giunto a predicare nella piazza di Sarezzo un tale “che non aveva la licentia del Rev.mo mons. di predicar” e voleva che smettesse e se ne andasse.

Ma la gente che lo stava ascoltando cominciò a brontolare e a dire che lo si doveva lasciar parlare come avevano fatto gli altri preti.

Ma il parroco tanto disse e fece che quel tale fu condotto “a Zenà et lo feser predicar”. Chiedeva infine che il vescovo intervenisse ordinando ai sacerdoti della valle di impedire a quei tali di predicare e di celebrare in tutte le chiese, per una settimana, sotto pena di scomunica e di interdetto.

Ma perché non apparisse che era stato lui a riportare quanto era accaduto, proponeva che fosse il vescovo a mandare per iscritto l’ordine a tutti i preti della valle.

Erano gli anni in cui la valle era percorsa dai “luterani” che andavano diffondendo le idee sociali e religiose apprese nei paesi protestanti.

Si trattava perlopiù di minatori dell’alta valle e di armaioli gardonesi che, per motivi di lavoro, trascorrevano parte dell’ anno in Svizzera o in Germania; quando ritornavano in valle facevano opera di proselitismo trovando sostegno in alcuni frati domenicani che venivano predicando la necessità, da parte della chiesa cattolica, di un ritorno alla povertà evangelica e ad una maggiore austerità di costumi. R. Simoni, Per le contrade di Sarezzo