I Bailo

Le fortune della famiglia Bailo furono nei secoli strettamente legate alle vicende della Repubblica Veneta. Finché la Serenissima riuscì a conservare il predominio nel Mediterraneo e in Terraferma “le miniere di Bovegno e Pezzaze, i forni dell’alta valle, gli armaioli di Gardone e le fonderie di cannoni Bailo di Sarezzo” lavorarono per i Dogi.

Sopra la porta dell’antica casa dei Bailo si poteva osservare uno stemma: su fondo bianco erano intrecciate cinque bandiere con quattro cannoni ed in mezzo rimaneva un piccolo spazio a forma di cerchio, senza alcuna scritta; alla base un piccolo barile ed, ammucchiate, bombe e palle di cannone di diversa grandezza.

Chi sa – si chiedeva nel 1870 Cesare Quarenghi – che tra Brescia e Gardone una famiglia, quella dei Bailo, provvedeva d’artiglierie la Repubblica Veneziana, e che il Capo di essa, Tiburzio, ne era tenuto in tanta considerazione, che il terribile Consiglio dei Dieci credeva suo dovere di ammettere scuse a lui, il quale, chiamato a Venezia, non riteneva conveniente nei suoi interessi il recarvisi?
Lo stesso Quarenghi racconta di avere scoperto che nel palazzo che attualmente prospetta il Duomo Vecchio a Brescia, sotto la Repubblica Veneta, vi era una fonderia di cannoni, ove i maestri gettatori di Venezia, per lo più celebri come gli Alberghetti e i Conti, venivano qui spediti e sotto la loro intelligente direzione facevansi tutte quelle opere, quei lavori che erano necessari.
Ma, sul finire del XVI secolo, la Repubblica aveva a Sarezzo un particolare, il Bailo che lavoravale magnifiche artiglierie, per cui non occorrevale più di mantenere la sua fonderia in Brescia, la quale appunto per trovarsi in città era mal collocata per simili lavori.

Lungo tutto il ‘600 e il ‘700 i Bailo furono i principali, se non gli unici, costruttori di armi per la Serenissima, fornendo in particolare cannoni, bombarde e granate.
Al passo con lo sviluppo produttivo ci fu quello economico al punto che quella dei Bailo “divenne famiglia feudataria ricchissima, cui Sarezzo quasi interamente ubbidiva” (C. Quarenghi, p. 31). Simbolo e testimonianza della loro potenza economica divenne il severo palazzo sorto nel ‘600 a nord del paese, in prossimità della fonderia denominata “Le Bombe”.

Il Catasto napoleonico 1811-1819 contiene una lunga serie di pagine con l’elenco delle proprietà Bailo a Sarezzo, un elenco che riportare per intero sarebbe troppo lungo. Bastino alcuni cenni.
I Bailo contavano proprietà in tutte le contrade del comune:
– in contrada della Fornace, del Rizzo, della Piazzetta, dell’Acqua possedevano casa con corte per il massaro, orto e fienile;
– in contrada della Formica, casa d’affitto con filatoio di seta, corte e brolo;
– in contrada dell’Usignolo, casa con corte per il massaro, orto, prato aratorio e vitato;
– in località Castello, casa di villeggiatura con corte e casa del massaro, ripa pascoliva, prato aratorio e vitato, orto, ronco, bosco ceduo;
– in Valgobbia, San Giuseppe, Pendezza e nella Valle di Sarezzo prati con moroni, prato aratorio, prato vitato, stalle e fienili;
– in località Breda prato aratorio e con moroni.
Inoltre boschi cedui sparsi lungo la valle di Gombio, sul dosso Zuccone, in Valpiana e al Cortivazzo. A Ponte Zanano, ai confini con il comune di Gardone, Breda Provesini, con casa e corte per massaro, prato aratorio e con moroni.

Infine i Bailo finirono per acquistare pressoché tutta la località montuose di Piazze e Visala con case, orti, prati, boschi ricchi di castagni fruttiferi e legna per far carbone.
Cominciarono ad acquistare qualche pezzo di terra in Visala nei primi anni del ‘700. Dopo un secolo tutta la località divenne loro proprietà con al centro il Palazzo costruito su un pianoro che domina la valle di Gombio.

Oltre a questo possedevano più di un palazzo in città.
La potenza economica è compagna fedele del potere politico che aggiunge alla ricchezza fama e prestigio. I Bailo diventano protagonisti anche della vita sociale e politica e religiosa di Sarezzo.
9 febbraio 1710. Francesco Bailo è incaricato di provvedere un Medico per l’assistenza ai malati.
26 aprile 1716. I sindaci e la General Vicinia concedono ai fratelli Angelo e Tiburzio Bailo “di poter ponere o far ponere un Banco nella veneranda chiesa archipresbiteriale di Sarezzo dirimpetto a quello della Spettabile Comunità”.

7 gennaio 1726. Angelo e Lodovico Bailo fu Orazio sono eletti reggenti del comune.
21 febbraio 1732. Il signor Lodovico fu Orazio Bailo viene eletto Amministratore Governatore e Sopraintendente al Governo del Comune.

22 giugno 1781. Tiburzio Bailo Sopraintendente è incaricato di accordare un medico fisico.
Negli anni seguenti Tiburzio ricoprirà l’incarico di Sindaco fino alla sua morte. Le fucine, dette le Bombe e la notorietà dei Bailo, cresciute di pari passo con la potenza di Venezia, con Venezia vanno incontro alloro definitivo tramonto. Il 1789, anno della rivoluzione francese vede la fine della Repubblica Veneta e suggella la chiusura delle ultime due fonderie Bailo a Sarezzo. R. Simoni, Per le contrade di Sarezzo