Il Cristianesimo

Duemila anni fa schiere di militari, funzionari e mercanti partivano da Roma e, seguendo il percorso delle grandi strade consolari, raggiungevano ogni regione dell’Impero Romano portando ovunque la parlata latina. Allo stesso modo il messaggio cristiano, recato a Roma dai testimoni della prima ora, cominciò a diffondersi nei maggiori centri urbani e nelle città costiere. Solo più tardi ed in modo occasionale cominciò a penetrare nelle campagne e nelle vallate alpine.

Brescia, posta lungo il tracciato che collegava la Gallia alle regioni orientali, era una delle città romane più importanti e frequentate dell’Italia Settentrionale. “Forse proprio ai piedi del Colle Cidneo doveva essersi installata, verosimilmente tra il II e il III secolo, una delle più antiche comunità cristiane dell’area lombarda Solo a partire dalla fine del quarto secolo è accertata in Brescia la presenza di una comunità cristiana organizzata con a capo il vescovo. È molto probabile che da quel periodo la notizia della nuova religione sia giunta nella bassa Valtrompia.

Il primo paese della Valle dove si conobbe il cristianesimo si pensa sia stato Concesio perché in prossimità di Brescia.

Nelle piccole comunità di Sarezzo, Zanano e Noboli potrebbe essere giunta portata da qualche diacono proveniente dalla città o da Concesio. Non è da escludere che il primo annuncio del Vangelo nella bassa Valle, tra la città e Sarezzo, sia stato favorito dai proprietari terrieri che intorno al terzo secolo possedevano qui alcune ville patrizie e fondi agricoli.

Le radicate tradizioni pagane, i culti legati alle stagioni e alle vicende della luna sopravvissero a lungo fra gli abitanti dei paesi più isolati della Valle.

Qui la conversione cristiana venne realizzata tra mille difficoltà, attraverso una predicazione protrattasi per alcuni secoli. Talvolta pare che sia avvenuta in modo clamoroso con la distruzione dei luoghi e dei simboli pagani (statue, altari e cappelle) seguita dalla erezione nello stesso posto di un centro di culto cristiano.

La cristianizzazione della Valle Trompia e delle altre valli bresciane si venne realizzando nei secoli delle invasioni barbariche, allorché all’amministrazione romana subentrò gradualmente quella longobarda che promosse l’opera dei grandi complessi monastici. Il sorgere a Brescia dei monasteri benedettini di S. Giulia e di S. Faustino porta un fondamentale contributo alla completa evangelizzazione della nostra Valle.

I monaci che curavano la bonifica e la coltivazione della terra, promuovevano nello stesso tempo la costruzione di cappelle e la pratica cristiana nelle campagne.

Durante il regno di Liutprando e di Desiderio, re longobardi, mentre si realizza la pacifica integrazione fra latini e barbari, sorgono ovunque nuove chiese e monasteri e si diffonde il culto dei santi “militari” come S. Michele Arcangelo, S. Giorgio (a Inzino), S. Martino (a Zanano) e i santi Faustino e Giovita (a Sarezzo).

Con la conquista carolingia dell’Italia settentrionale (774) sorgono le pievi, una suddivisione religiosa e civile del territorio in zone ben definite. A capo della pieve c’è il pievano o arciprete che ha i suoi collaboratori nei presbiteri (preti) e nei diaconi.

Alla pieve fanno riferimento tutti i fedeli che risiedono entro i suoi limiti territoriali. Si portano i bambini per il battesimo, si seppelliscono i morti, si celebrano i riti sacramentali della penitenza e del matrimonio. Preti e diaconi vivono in comune nel centro pievano. Nei giorni feriali si recavano nei villaggi della pieve per assistere i fedeli, per predicare e celebrare le messe nelle cappelle edificate dalla comunità dei fedeli ivi residenti.

Si è ritenuto per lungo tempo che i fedeli di Sarezzo abbiano avuto come pieve di riferimento Concesio. Le più recenti ricerche storiografiche portano a considerare quella di Concesio una delle ultime pievi costituitasi in Valle perchè fu per alcuni secoli soggetta alla giurisdizione cittadina del vescovo. È quindi probabile che Sarezzo fosse aggregata alla più antica pieve di Inzino, dove, prima ancora della fine del V secolo, potrebbe essersi costituita una comunità rurale di fedeli con proprio battistero e chiesa.

Tra il secolo XI-XII nasce la necessità di una riforma organizzativa della religiosa delle comunità in rapida crescita demografica.

Gli abitanti dei villaggi si organizzano in gruppi rurali autonomi, amministrano i pascoli e i boschi comuni e la chiesa costruita a loro spese e con le loro mani. Chiedono di avere il fonte battesimale per battezzare i neonati e il sagrato per seppellire i loro morti in prossimità della chiesa.

È il momento storico in cui sorge la parrocchia con il proprio sacerdote e nasce il Comune. R. Simoni, Per le contrade di Sarezzo