L’acquedotto romano

A sottolineare gli stretti rapporti che nel periodo romano univano la bassa Valtrompia a Brescia, restano, fra l’altro, i ruderi di un acquedotto che scendeva da Lumezzane per rifornire d’acqua la città.

Nel 1676, nel corso degli scavi per la costruzione della nuova cattedrale di Brescia, accanto alla Rotonda (Duomo Vecchio) fu rinvenuta un’epigrafe che documenta come la costruzione dell’acquedotto fu avviata negli ultimi anni di vita dell’imperatore Cesare Augusto, (morto il 19 agosto dell’anno 14 d. C.), e ultimato sotto l’imperatore Tiberio (42 a. C.-37 d.C.).

Le ricerche effettuate in questi ultimi anni hanno consentito di documentare il percorso e le tecniche di costruzione dell’intero acquedotto.

Le sorgenti di approvvigionamento si trovavano poco oltre il territorio di Sarezzo, in località Gazzolo di Lumezzane.

Da qui scendeva, correndo tra il torrente Gobbia e l’attuale via Antonini.

Nel 1985, nel corso di scavi per la posa di tubazioni, furono rinvenuti, in località Casse del comune di Sarezzo, importanti resti del condotto che andarono poi parzialmente distrutti.

Il manufatto si trovava alla profondità di m 1,40 dal piano stradale, e presentava un orientamento est-ovest. Misure all’interno: larghezza m 0,60, altezza m 1,20, larghezza dei muri verticali m 0,45.

La sezione del condotto è rettangolare con volta a botte, i muri sono costituiti da blocchetti di medolo con un rivestimento di coccio pesto e calce.

In località Valgobbia, l’acquedotto attraversava il torrente Gobbia per dirigersi in località Pendezza, mantenendosi poi sulla sinistra del Mella.

Qui, per lunghi tratti, è parzialmente visibile lungo l’antica strada che va a Pregno. Da Pregno giungeva a Concesio, Bovezzo e nei pressi di Mompiano saliva sul colle Cidneo e da qui scendeva presso porta Bruciata dove l’acqua veniva distribuita nella città.

L’acquedotto, da Gazzolo a Brescia, misurava circa 20 chilometri; lungo tutto il tracciato era provvisto di pozzetti di ispezione e, immediatamente all’interno delle mura cittadine, c’era una vasca di ripartizione delle acque.

Nell’alto medioevo l’acquedotto andò deteriorandosi e nel secolo VIII fu costruito un secondo acquedotto derivato da Mompiano che portava l’acqua direttamente nel monastero di S. Giulia.

A confermare la perfezione raggiunta dai Romani nella costruzione degli acquedotti, basti dire che ancora attualmente il manufatto valtrumplino è in parte utilizzato come condotta per l’acqua di una serioletta di Concesio e del fiume Celato per un tratto complessivo di 5 chilometri. R. Simoni, Per le contrade di Sarezzo