La Valtrompia

All’inizio del 111 secolo a. C. ebbe inizio la conquista della Val Padana. Dopo alterne vicende, dal 197 al 170 a.C., i Romani costrinsero i Cenomani alla resa, trattandoli però da alleati e rispettandone le antiche tradizioni.

I Cenomani si impegnarono a loro volta a tenere a bada le popolazioni valligiane che, fiere della loro indipendenza, non accettavano di sottomettersi a Roma.
Queste le tappe fondamentali della conquista ad opera dei Romani:
170 a.C.: Brescia, con la bassa Valle Trompia, è assegnata alla tribù Fabia.
89 a.C.: Roma concede il diritto latino ai popoli vinti, di fatto riconosce come suoi gli abitanti del territorio bresciano.

49 a.C.: Brescia ottiene la cittadinanza romana.

42 a.C.: tutta la Gallia Cisalpina fa parte dell’Impero Romano.

I Valtrumplini (come i Camuni ed i Valsabbini) resistono tenacemente alla penetrazione romana, ma Cesare Augusto, che “persegue il disegno della conquista generale di tutte le Alpi”, decide il ricorso alla forza. Nel 16 a.C. le legioni romane, comandate da Publio Silio Nerva, risalgono la Valtrompia e l’anno dopo i valligiani, che avevano opposto una disperata resistenza, sono definitivamente sottomessi dal generale Claudio Nerone Druso.

La stessa sorte toccò ai Camuni ed ai Valsabbini. Dopo la conquista romana anche l’alta valle venne assegnata alla tribù Flavia. I Valtrumplini, pur sottomessi, riuscirono a conservare una sostanziale indipendenza, mantennero le loro costumanze e tradizioni religiose, anche se assorbirono alcuni aspetti della cultura romana.

Brescia romana, città di frontiera, elevata al rango di Colonia Civica Augusta divenne centro civile e militare di grande importanza. Accanto alle ville patrizie ed alle residenze dei funzionari, sorsero il Capitolium, il Foro, il Teatro, la Basilica.

Lo sviluppo della città, attestato anche da un abbondante materiale archeologico, coinvolse anche la bassa Valle Trompia dove sorsero alcune domus patrizie. Nel 1965 presso Villa Carcina vennero alla luce le strutture di una grande villa romana: parti di pavimenti a mosaico, frammenti di muro ornati di stucchi e tubi di piombo di un impianto termale che gli archeologi fanno risalire al II III secolo d.C.

“La piccola Val Trompia, pochi decenni dopo la conquista romana, aveva una fiorente economia, complementare a quella bresciana.

Tra la valle e la città si instaurarono intensi rapporti commerciali: dalla valle scendevano a Brescia carri pieni di pietrame, legna, carbone, armi, attrezzi agricoli, panni e derrate alimentari”. Probabilmente è in questo periodo che Zanano ed il territorio circostante acquistarono maggiore rilevanza economica e militare.

A Zanano, “sicuro stanziamento della tribù Fabià’, c’era forse un centro di reclutamento di soldati romani ed anche di quanti venivano inviati a lavorare nelle miniere dell’alta valle: “Nella valle, a sfruttare le miniere del ferro, furono allora mandati da Roma detenuti e schiavi, i cosiddetti “Damnati ad metalla”

È sempre in questo periodo che Roma comincia a reclutare i suoi legionari in Val Trompia. Molti giovani, attratti anche dal compenso che potevano ricevere, si arruolarono nell’esercito romano. La loro militanza tra le legioni romane è confermata da alcune testimonianze epigrafiche.

In una iscrizione di età augustea, proveniente da Bovegno, risulta che il “Princeps triumplinorum” era a capo di una coorte di soldati triumplini che militavano nell’esercito romano.

Una stele rinvenuta a Reselec sul fiume Iskèr (Bulgaria), parla di un tale Lucio Plinio, soldato triumplino, della tribù Fabia, morto in servizio nella regione Danubiana intorno alla prima metà del I secolo d.C. 6. Un altro valtrumplino, di origine celtica, pone una lapide a due figli della legione XXI “Rapace”.

Il reclutamento di tanti giovani valtrumplini nelle legioni imperiali ed i più intensi rapporti con Brescia romana contribuirono a far uscire la valle dal secolare isolamento: ebbero inizio nuove forme di organizzazione civile, militare e religiosa che lasciarono evidenti tracce nella toponomastica, nell’onomastica e nel linguaggio dialettale. R. Simoni, Per le contrade di Sarezzo