Il forno fusorio al ponte di Zanano

Il minerale estratto nelle miniere dell’alta valle veniva fuso preferibilmente nei forni di Collio, Bovegno, Pezzaze, Tavernole, Brozzo.

Ma abbiamo notizia anche di due forni situati nel territorio di Sarezzo, che pure essendo lontani dalle miniere, presentavano il vantaggio di essere vicini a numerose fucine dove il ferro veniva lavorato.

Nella prima metà del ‘500 un forno fusorio venne costruito in Valgobbia.

I pochissimi riferimenti incontrati lasciano supporre che fosse nel luogo dove sorge l’unica fucina rimasta nella contrada.

Di questo forno esiste l’atto rogato in data 8 1uglio 1520 col quale veniva costituita la società per la costruzione del nuovo forno. Questo, però, avrà vita breve perché un documento del 1581 lo dà già come distrutto.

Il forno fusorio meglio attrezzato e più noto in Valtrompia, “forse il più antico e più importante forno della valle che penso possa vantare origini romane”, era quello che si trovava presso il ponte di Zanano, sulla riva destra del fiume, allo sbocco del canale che un tempo circondava a ovest il castello di Testaforte.

La sua importanza non dipendeva tanto dai proprietari che erano gli Avogadro, i Bailo e i Perotti, quanto dal fatto di trovarsi al centro di un territorio disseminato di fucine, a valle di numerose miniere e allo sbocco della valle di Gombio da cui provenivano quotidianamente grandi quantità di carbone di legna necessarie per la fusione.

Qui lavoravano i più esperti maestri di forno originari della Val di Scalve e della Val Brembana, in provincia di Bergamo.
Dettagliate notizie sull’esistenza di questo forno le troviamo in numerosi documenti rogati dai notai Ferandi di Sarezzo:

Il 25 ottobre 1427, Bonifacio Milioli di Zenano compra da Giovanni Brentana di Bovegno una quota del forno fusorio di Ponte Zanano con il diritto di utilizzare l’acqua del canale che esce dal Mella e scende lungo la stradina. Il Milioli acquista anche la sua parte di medale di carbonili ed un paio di mantici; paga con un carro di vino (596 litri) che il venditore dichiara di avere avuto a Gussago e con soldi 40 planeti al venditore ed altri soldi 54 a suo fratello Ognibene.

Il 4 marzo 1504, a Sarezzo, nella casa di Giovanni del fu Bartolomeo de Danderis, Domenico del fu Andreolo Zanini di Collio vende al soprascritto Giovanni de Danderis cavalli 115 di vena di ferro al prezzo di lire 50 planete. Il prodotto dovrà essere condotto, a spese del fornitore presso il forno del ponte di Zenano per ricavare ferro buono.

Anche i forni fusori, come le seriole e le miniere, appartenevano ad un gruppo di soci o compartecipi, ognuno dei quali possedeva una parte del forno. Le spese di costruzione e funzionamento, così come gli utili, venivano ripartite fra i soci in base alla quota di possesso di ciascuno di essi.

L’amministrazione del forno era affidata al “massaro”, ma la figura più importante era il “Maestro di forno”, un vero e proprio esperto dell’arte fusoria che aveva il compito di sovraintendere a tutto il processo di fusione, che poteva ripetersi ininterrottamente per alcuni mesi.

Alle dipendenze del maestro c’erano i “feratieri”, una squadra di operai e garzoni addetti alle varie fasi della fusione.
Dalle poche notizie in nostro possesso, sappiamo che i maggiori proprietari del forno di Ponte Zanano erano alcuni cittadini di Zanano e possidenti di Sarezzo, i soli in grado di sostenere le notevoli spese che il forno richiedeva.

Siamo invece certi della sua localizzazione. Si trovava a pochi passi della casa con portico e corte, a sud del vecchio ponte, stretto fra due stradine: una in basso (attuale vicolo Mella) e una rilevata (attuale via Testaforte).

Tale collocazione del forno consentiva di versare dall’alto, a strati alterni, il carbone di legna e il minerale attraverso l’imboccatura del forno stesso. Accanto al forno c’erano i depositi per la vena cavata dalle miniere (medale) e per il carbone (carbonili). Nel vicolo in basso scorreva un canale d’acqua utilizzato per azionare i mantici del forno. R. Simoni, Per le contrade di Sarezzo