Le seriole

Il Mella impetuoso costituiva l’unica sorgente di energia motoria.

Ma era un fiume incontrollabile, spesso foriero di sventure, quando, gonfio per le insistenti piogge, abbatteva gli argini e si buttava fra case e campi subissando ogni cosa.

I nostri avi pensarono allora di scavare quel reticolo di seriole e canali che fino a pochi anni fa, andavano a bagnare i campi ed a lambire i borghi.

Era l’alto medioevo quando in Valtrompia cominciò a girare la ruota del molino ai bordi della seriola.

Ma non sappiamo quando venne scavato il vaso della seriola che, derivando l’acqua sulla sinistra del fiume, aveva inizio appena più a nord del vecchio ponte di Zanano.

Sappiamo tuttavia che, verso l’anno Mille, un vasto possedimento denominato Grignano, aveva un suo molino che macinava le granaglie per i contadini.

E un autorevole storico, Angelo Baronio, ce lo conferma sulla base di un antichissimo documento come il polittico di S. Giulia. Se, come sono propenso a credere, Grignano non era altro che il territorio chiamato “Grinà”, questo molino doveva trovarsi nei pressi della chiesa di S. Martino e specchiava la sua ruota nelle acque tranquille della nostra seriola.Che solo molto più tardi prenderà il nome di Roggia Avogadro.

Ancora oggi possiamo scorgere la grande triplice “travata” dove la seriola iniziava il suo percorso correndo parallela al fiume per circa trecento metri.

Piegava quindi a sinistra, scendeva attraverso i campi, in posizione elevata (la Levata), per precipitare in una cascata e mettere in attività le fucine e il molino che essa incontrava lungo il suo percorso. A sud di Zanano passava attraverso la “Breda”, dove alcune “uscere”, o paratoie, permettevano di far defluire l’acqua per “adacquare” i campi coltivati.

In località Borione (o Boglione) si divideva in due rami, uno andava a destra alla fucina Boglione, l’altro proseguiva fino alle fucine in località dell’Ospitale, presso il torrente Redocla.

I più antichi documenti finora rinvenuti che riguardano la seriola, detta di Zanano, risalgono alla fine del’ 400-inizio ‘500 e trattano in particolare il problema delle sue periodiche riparazioni.

Un atto rogato dal notaio Gasparino Ferandi ci informa di una riunione fra i “compartecipi”, o proprietari, della seriola per decidere la ripartizione delle spese da affrontare per le necessarie riparazioni della seriola medesima.

Tutti i presenti si impegnano a pagare la loro quota per le spese che verranno fatte, poiché tutti i proprietari delle fucine utilizzano l’acqua della seriola.
Altre piccole seriole che derivavano l’acqua del Mella o dai torrenti per condurla alle fucine si trovavano a nord di Noboli, a ovest di Sarezzo ed in Valgobbia.

In un atto, rogato dal notaio Simone Ferandi, leggiamo che due fratelli Bolognini di Lumezzane stipulano un contratto con i fratelli Giovanni e Bartolomeo, “figli del fu Stefanino de Zan di Sarezzo”, con il quale si impegnano a costruire una seriola che derivi l’acqua del “Vergobbia” per condurla alla loro fucina. R. Simoni, Per le contrade di Sarezzo