Gli anni delle prosperità

Le seriole     I molini    Le fucine    Il Comune aumenta le sue proprietà

La casa del Comune     Il forno fusorio al ponte di Zanano

Struttura e funzionamento del forno

 

Seconda metà del Quattrocento. Ponte di Zanano, località del comune di Sarezzo ai confini con Gardone.

Un pugno di antiche fucine fondate sulla roccia e annerite dal fumo si allineano sulla riva destra del Mella in prossimità del vecchio ponte che porta a Zanano.

A pochi passi dalle fucine, si erge il forno fusorio presso cui uomini, neri come il carbone, lavorano giorno e notte.

Più a nord la grande casa con il portico che appartiene ad un Giacomino Redolfi degli Avogadro di Zenano. Da pochi anni risiede qui Giovanni del fu Bartolomeo de Danderis, soprannominato Bailo.

Il Redolfi ed il Bailo sono i comproprietari del forno fusorio e di alcune fucine che forgiano armi per la Repubblica di Venezia.

Tutto intorno è un continuo andirivieni di uomini, carri e muli. Da Bovegno e Pezzaze arrivano i carri di minerale di ferro pronto per la fusione, da Gombio scendono quelli che portano carbone di legna per alimentare il forno e i fuochi delle fucine. Su tutto domina il ritmo dei colpi incessanti dei magli sulla riva del fiume.

Può sembrare fantasia. È soltanto la descrizione di un angolo del nostro comune come si sarebbe potuto fotografare all’inizio del periodo storico conosciuto come Rinascimento.

A Brescia il Rinascimento evoca il nome di grandi artisti come il Moretto e il Romanino, ma ciò che più colpisce è il fervore di rinnovamento che interessa tutta la città.

Il centro, che conservava ancora un assetto medioevale, si arricchisce di piazze, chiese e palazzi di stile schiettamente veneziano. Lungo le sue vie si aprono case- fondaco, magazzini e botteghe, dove lanaioli, tessitori, pellicciai, orefici trattano le loro mercanzie.

Mentre, sotto il dominio della Serenissima, Brescia si appresta così a trasformarsi in una “piccola Venezia”, la bassa e media Valtrompia vive il periodo di maggiore espansione economica dei secoli passati. Questo sviluppo, dovuto alla tradizionale sagacia e operosità della gente valtrumplina, è favorito dalla presenza sul territorio di tre fondamentali risorse:
– l’acqua del fiume e dei torrenti che produce l’energia per muovere le macine dei mulini, i magli delle fucine, i mantici dei forni fusori;
– il ferro estratto dalle miniere, materia prima per produrre ogni sorta di attrezzo;
– il bosco che fornisce la legna da ardere, ma soprattutto da trasformare in carbone per i fuochi delle fucine e per i forni. R. Simoni, Per le contrade di Sarezzo