La chiesa di San Bernardino a Noboli

Una prima cappella dedicata a S. Apollonio potrebbe esser sorta a Noboli in epoca carolingia per iniziativa del monastero bresciano di S. Faustino che qui aveva alcune proprietà fondiarie.

“Doveva trattarsi dapprincipio – osserva A. Fappani – di una cappella circoscritta all’attuale presbiterio al quale forse nel secolo sedicesimo venne poi aggiunta la navata”. La primitiva dedicazione a S. Apollonio potrebbe essere confermata dall’affresco che ancora oggi possiamo vedere sulla parete destra dell’arcone del presbiterio che sembra appunto S.Apollonio.

Verso la metà del 1400 accadde un episodio singolare destinato a mutare le vicende della stessa antica cappella. Il 20 aprile 1442 il frate francescano Bernardino da Siena giunge a Zanano per firmare l’atto di donazione del terreno ottenuto dagli Avogadro per costruirvi il convento di S. Maria degli Angeli a Gardone.

In tale circostanza S. Bernardino passò da Noboli per salire a Gardone lungo l’antica strada del Gèlè e forse ebbe modo di osservare la cappella che non doveva essere in ottimo stato. Fatto si è che di lì a pochi anni la cappella venne notevolmente ampliata “su terreno regalato dal comune di Gardone ai frati francescani del locale convento che promossero la costruzione della chiesa e di una annessa casa convento probabilmente aiutati dagli Avogadro”.

Il contributo decisivo dei frati di Gardone nella costruzione della chiesa avrebbe potuto trovare conferma nelle semplici linee architettoniche e nella copertura leggera tipiche delle chiese francescane.

Inoltre anche nella chiesa di Noboli venne dipinta una Madonna degli Angeli le cui tracce sono tuttora visibili sulla parete sinistra dell’arcone del presbiterio.

Bernardino da Siena muore il 20 maggio 1444 e viene proclamato santo nel 1450. Dopo la sua morte la presenza dei frati a Noboli dovette accentuarsi ancora così che, prima della fine del ‘400, la chiesa venne dedicata a S. Bernardino.

Un legame questo, fra gli abitanti della contrada e i frati di Gardone, destinato a durare fino alla fine del ‘700, come documentano anche le visite pastorali. R. Simoni, Per le contrade di Sarezzo