La visita apostolica di San Carlo Borromeo

La situazione di Gardone, dove i gruppi di protestanti anabattisti compivano atti apertamente anticlericali, preoccupava a tal punto le autorità ecclesiastiche che lo stesso arcivescovo di Milano, Cardinale Carlo Borromeo, decise di compiere una sua visita in valle nell’anno 1580.

Fu una visita particolarmente accurata che restò a lungo nella memoria dei valtrumplini.

Il Cardinale si fece precedere da alcuni prelati, fra cui Mons. Vincenzo Antonini, nominato convisitatore il 14 marzo.
Non è certo che S. Carlo, desideroso di giungere a Gardone, si sia fermato a Sarezzo. Si sa che Mons. Antonini, dopo aver visitato S. Vigilio, Villa e Lumezzane, giunse a Sarezzo la mattina del 30 marzo 1580.

Seguiamo la descrizione della visita come è contenuta nei documenti conservati nell’archivio storico diocesano di Milano.
Lasciata la chiesa parrocchiale della Pieve di Lumezzane, il visitatore apostolico giunse alla chiesa parrocchiale di Sarezzo nella quale, dopo aver celebrato, visitò il SS. Sacramento perennemente esposto sull’altare maggiore e davanti al quale arde sempre una lampada […] L’Eucarestia si trova in fondo all’ostensorio che ha la coppa d’argento dorata conservato nel tabernacolo di legno, ornato decentemente da un conopeo di seta [.. .] La chiesa è consacrata e rivolta a mezzogiorno, ha la porta maggiore sul lato destro dove si trovano quattro altari decenti, secondo la forma prescritta e senza legati.

Il battistero è indecente e collocato in un posto inadatto, con il sacrario indecente e troppo vicino alla porta maggiore. Gli olii sacri sono conservati in modo conveniente. Manca il confessionale.

La sacrestia è decente, ma senza inginocchiatoio né lavacro. C’è il campanile con tre campane.
Il cimitero è sul lato destro dell’ingresso e convenientemente chiuso con un altare addossato alla parete della chiesa.

La casa parrocchiale si trova vicina alla chiesa ed è abbastanza decorosa e con tutto il necessario. Il reddito annuo della parrocchia assomma a duecento scudi per ogni anno. Rettore è il Rev. Bonifacio “de Ursilis”, di origine romana, non residente, perché ora si trova a Roma, ma ha un coadiutore che si chiama don Antonio de Tirri, bresciano (di Bione), provvisto dei documenti riguardanti gli ordini ricevuti e della licenza per la cura delle anime di Sarezzo […] Le anime da comunione sono 600 e in totale 1.100 circa.

La scuola della Dottrina cristiana non si tiene. C’è la Scola del Corpo di Cristo costituita anticamente e visitata dal Vescovo, è retta da quattro “officiali” che vengono cambiati ogni anno. Hanno una regola antica e approvata.

I Confratelli non possiedono alcun reddito. Alla predetta Scola furono associate dal Vescovo altre due Scole che ci sono in parrocchia, si tratta della Scola della S.ma Vergine Maria e della Scola della S. Croce; i Confratelli, attraverso le offerte, provvedono la cera per quando si porta il S.mo Sacramento in processione e talora fanno celebrare presso gli altari per devozione.

I conti, che alla fine di ogni anno sono approvati dal parroco, vengono mostrati al Visitatore.
Ad ogni visita pastorale seguivano immancabilmente le “Ordinationes”, cioè le disposizioni del Vescovo per porre rimedio a quanto trovava di non conforme a quanto era prescritto.
Per la chiesa parrocchiale dei SS. Faustino e Giovita il visitatore ordina che:
– sia duplicato il tabernacolo e si procuri la pisside per conservare il S.mo Sacramento;
– l’altare sia separato con una cancellata di ferro;
– il battistero sia collocato nella cappella sul lato sinistro della chiesa e sia chiuso da una cancellata;
– nella sacrestia si procuri un inginocchiatoio, un lavacro ed un armadio, si provvedano quattro corporali, dodici purificatoi e tre borse decenti per i corporali;
– il parroco mantenga un chierico per il servizio della chiesa sotto pena di pagare due scudi ogni mese;
– “poiché il Rev. don Bonifacio, rettore della chiesa parrocchiale, si è obbligato […] a dare ai Confratelli della Scola del Corpo di Cristo tre scudi, fatto questo dimostrato davanti al Vicario foraneo, non avendo mantenuto fede all’obbligo stesso, ora si sequestrino i frutti e siano assegnati nella dovuta quantità al vice-curato, al massaro e ai sindaci della Scola e siano quindi spesi per il decoro della chiesa”.

Per quanto riguarda la Scola del S.mo Corpo di Cristo, il prelato raccomanda che il parroco ed il Comune insistano per la sua erezione canonica da parte dell’Illustrissimo Visitatore apostolico. Nella messa che si celebra ogni mese per iniziativa della Confraternita, siano enunciati i privilegi e le indulgenze della Scola stessa e (i confratelli) partecipino alla messa e si accostino all’Eucarestia. Il compito di annunciare i vantaggi spirituali e di amministrare l’Eucarestia sarà affidato all’Arciprete e, in sua assenza, ad un altro sacerdote da lui incaricato. R. Simoni, Per le contrade di Sarezzo